Viaggio nelle terre delle bollicine italiane: itinerari tra Franciacorta e colline del Prosecco

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Come conoscere al meglio un vino? Andando a casa sua a trovarlo! Un’esperienza che nessuna degustazione in enoteca o al ristorante potrà mai eguagliare. Camminare tra i filari dove nascono le uve, scendere nelle cantine dove le bottiglie riposano al buio, parlare con chi quel vino lo fa e poi sedersi a tavola nei posti dove lo bevono da sempre.

L’Italia delle bollicine, da questo punto di vista, è una fortuna doppia: i suoi due territori simbolo sono anche due destinazioni di viaggio bellissime, diverse tra loro come i vini che producono e perfette per un weekend lungo o per due tappe di uno stesso itinerario del nord.

Tra Franciacorta e colline del Prosecco
Itinerari tra Franciacorta e colline del Prosecco

Da una parte la Franciacorta, elegante e raccolta tra Brescia e il lago d’Iseo; dall’altra le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, un mare verde di vigne ripide punteggiato di campanili. Li abbiamo percorsi con la calma che meritano e questo è il racconto di cosa vedere, dove fermarsi e cosa mettere nel calice.

Franciacorta, l’eleganza tra le vigne e il lago

Il primo itinerario comincia a pochi chilometri da Brescia, in quel quadrilatero di colline moreniche che scende dolcemente verso il lago d’Iseo. La Franciacorta è un territorio piccolo, si attraversa in mezz’ora d’auto, ed è proprio questa la sua bellezza per chi viaggia: tutto è vicino, raccolto, curato come un giardino. Vigne ordinate, cascine ristrutturate con gusto, borghi di pietra e un’atmosfera che sa di cose fatte bene senza fretta.

Il modo giusto di esplorarla è percorrendo la Strada del Franciacorta, l’itinerario segnalato che collega cantine, borghi e punti panoramici. Conviene partire da Erbusco (considerata la capitale della denominazione) dove hanno sede alcune delle maison storiche che hanno inventato questa storia di successo negli anni Sessanta: qui una visita in cantina è d’obbligo. Il consiglio è prenotarne almeno due di carattere diverso: una grande firma per capire la dimensione e la storia e un piccolo produttore per toccare con mano il lato artigianale. Le visite si prenotano facilmente online e quasi tutte finiscono come devono finire, con i calici in mano davanti alle vigne.

Per chi al vino vuole alternare il paesaggio, il lago d’Iseo è a dieci minuti: il lungolago di Iseo è perfetto per il passeggio, ma la vera magia è il battello per Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e si gira a piedi o in bicicletta tra borghi di pescatori, reti stese ad asciugare e trattorie che servono sardine essiccate al sole con la polenta. Tornando tra le vigne, meritano una sosta l’abbazia olivetana di San Nicola a Rodengo Saiano e il borgo di Bornato con il suo castello, mentre gli appassionati di camminate trovano sentieri tra i filari ovunque, con le Torbiere del Sebino, riserva naturale di canneti e specchi d’acqua ai piedi delle colline, che regalano l’alba più fotogenica della zona.

E poi c’è la tavola, che in Franciacorta gioca in casa: manzo all’olio di Rovato, casoncelli bresciani, pesce di lago e una densità di ristoranti stellati e osterie evolute che pochi territori italiani possono vantare. La regola aurea è semplice: qui si beve quello che si vede dal dehors. Il Franciacorta è metodo classico, rifermentato in bottiglia come lo Champagne, con lunghi affinamenti sui lieviti che gli regalano quella complessità di crosta di pane, agrumi e nocciola che lo ha reso il re delle bollicine italiane: in zona vale la pena provare le sue declinazioni meno conosciute, dal Satèn, morbido e cremoso, prodotto solo con uve bianche, ai millesimati che raccontano le singole annate, fino ai rosé da pinot nero. Il bello di scoprirle sul posto è che poi, tornati a casa, si sa esattamente cosa cercare: le enoteche online ben fornite coprono l’intera denominazione, dalle grandi maison ai vignaioli più piccoli, e ricostruire il viaggio nel calice è il modo migliore di farlo durare.

Le colline del Prosecco, un patrimonio dell’umanità da bere con gli occhi

Il secondo itinerario ci porta in Veneto, tra Conegliano e Valdobbiadene, in quella cinquantina di chilometri di colline che dal 2019 sono patrimonio Unesco. Basta arrivarci per capire perché: qui il paesaggio è il monumento. Vigne verticali aggrappate a pendenze impossibili, i famosi ciglioni, le terrazze erbose modellate a mano nei secoli, borghi arroccati, chiesette, e quel profilo ondulato di colline a perdita d’occhio, chiamato hogback dai geologi, che al tramonto diventa uno spettacolo da fermarsi in mezzo alla strada.

L’asse del viaggio è la Strada del Prosecco, la più antica strada del vino d’Italia, inaugurata nel 1966: collega Conegliano a Valdobbiadene serpeggiando tra i punti più scenografici della denominazione. Conegliano merita mezza giornata per il centro storico, il castello e la scuola enologica più antica d’Italia, che qui è un’istituzione venerata.

Da lì si sale verso San Pietro di Feletto, con la sua pieve romanica millenaria affacciata sulle vigne, e poi Refrontolo, dove il Molinetto della Croda, un mulino del Seicento incastonato nella roccia con la sua cascata, è la cartolina più amata della zona. Si prosegue per Follina, con l’abbazia cistercense che è una meraviglia di chiostro e silenzio, e per Cison di Valmarino, uno dei borghi più belli d’Italia, prima di arrivare al gran finale: le colline del Cartizze, il cuore pregiato della denominazione, dove le pendenze si fanno vertiginose e ogni curva apre un panorama nuovo. La salita al colle di San Gallo o alle Rive di Santo Stefano, magari all’ora dorata, vale da sola il viaggio.

Anche qui le cantine accolgono volentieri, dalle realtà storiche di Valdobbiadene alle piccole aziende familiari che lavorano i ciglioni a mano perché le macchine, semplicemente, non ci arrivano: la viticoltura eroica non è uno slogan, da queste parti. Le osterie fanno il resto, con lo spiedo trevigiano, i formaggi di malga, il radicchio nelle stagioni giuste e i cicchetti accompagnati, va da sé, da un’ombra di bollicine.

Il Prosecco che si beve qui è un’altra cosa rispetto all’idea da aperitivo globale che il mondo ne ha: siamo nella zona storica, quella del Conegliano Valdobbiadene DOCG, dove il metodo Martinotti esprime finezza floreale e croccantezza di frutta, e dove vale la pena cercare le tipologie che raramente escono dai confini, dalle Rive, che portano in etichetta il nome della singola collina, al Cartizze, fino al col fondo, la versione ancestrale rifermentata in bottiglia, torbida e sapida, che sta vivendo una meritata riscoperta. Anche in questo caso il viaggio può continuare a casa: l’offerta online della denominazione è ormai profondissima e permette di ritrovare esattamente le rive e i produttori conosciuti tra le colline.

Due territori, due caratteri: quale scegliere

La domanda che ci sentiamo fare più spesso è quale dei due itinerari scegliere se il tempo è poco. La risposta onesta è che sono esperienze diverse e la scelta dipende da che viaggiatori siete. La Franciacorta è compatta, elegante, comoda: distanze minime, accoglienza di livello, la combinazione vigne più lago che risolve anche le esigenze di chi il vino lo ama fino a un certo punto. È il weekend perfetto per chi cerca relax, buona tavola e degustazioni senza logistica complicata, ed è raggiungibilissima da Milano.

Le colline del Prosecco sono un viaggio più paesaggistico ed emozionale: qui si viene prima di tutto per guardare, camminare, fotografare, e le pendenze Unesco regalano scorci che restano addosso. Richiedono più chilometri e più curve, premiano chi ama i borghi e le soste improvvisate, e danno il meglio in due momenti dell’anno, la primavera del verde nuovo e l’autunno della vendemmia, quando le colline si accendono di giallo e i paesi profumano di mosto.

Il nostro consiglio, potendo, è non scegliere: i due territori distano un paio d’ore d’auto l’uno dall’altro e insieme compongono il grande itinerario delle bollicine italiane, quattro o cinque giorni che tengono dentro laghi e abbazie, vigne verticali e cantine sotterranee, stelle Michelin e osterie di paese. Con un’avvertenza pratica maturata sul campo: prenotate le visite in cantina con anticipo, soprattutto nei weekend di settembre e ottobre, evitate di concentrare più di due degustazioni al giorno se volete ricordarvele e lasciate spazio in valigia, perché qualche bottiglia salirà in auto comunque.

Il souvenir migliore è nel calice

Ogni viaggio enogastronomico fatto bene lascia due cose: i ricordi e un gusto nuovo, più consapevole, per quello che si beve. Dopo aver visto le pendenze del Cartizze, un calice di Valdobbiadene non è più solo un semplice aperitivo. Dopo una cantina di Erbusco, le bollicine fini di un Satèn raccontano i silenzi e i tempi lunghi degli affinamenti. È il vero souvenir di questi territori, quello che non si rompe in valigia: la capacità di riconoscere, dentro un bicchiere, le colline da cui arriva.

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