The Real America dall’Oregon al Montana, dal Wyoming all’Arizona, un viaggio attraverso l’America più autentica

La terza esperienza di viaggio negli States è stata davvero folle. Nato con “Sì, dai vediamo il Montana!” a “Ma lo sai che Dove (ndr Dove Viaggi) scrive che l’Oregon è uno dei 10 viaggi da fare una volta nella vita?” e ancora “Seattle la dobbiamo vedere! L’hotel a forma di Beagle non è lontano? Certo… Ah e perché non tentiamo anche la lotteria per il the Wave!”. Da tutto questo è nato il nostro itinerario che ci fatto macinare ancora più chilometri degli altri anni portandoci però a scoprire angoli di un’America poco battuta come la North West Coast, più bella che mai, il verde dell’Oregon, i cieli infiniti del Montana fino poi a spararci letteralmente 12 ore di macchina e tornare in Arizona e nello Utah!

E’ stato folle,
E’ stato impegnativo…
Ma è stato unico.

Prima di Partire

Questa volta trovare un volo ad un buon costo con arrivo su Seattle e partenza da qualche altra parte non è stato per niente facile! Abbiamo tentato da Las Vegas, pensando che essendo abbastanza gettonata, i voli potessero avere un buon costo… Invece si è rivelata ancora più esosa. Gira che ti rigira abbiamo considerato Denver come città da cui rientrare. Poi lì suonavano anche i Coldplay, quindi top! Il volo dunque con partenza da Milano (scalo a Londra) arrivo su Seattle, rientro da Denver con British Airways (che questa volta si è persa il mio biglietto Londra – Seattle) , ci è costato 1038 euro compresa l’assicurazione. Per la macchina questa volta optato per la Hertz, con un costo di 800 euro + 500 di drop off (questa tassa la si paga ogni volta che l’auto viene lasciata in uno Stato diverso da quello in cui la si ritira e varia a seconda delle destinazioni scelte). Un salasso, ma in questo caso volendo vedere tante cose è stato impossibile pensare ad un loop con arrivo e partenza dalla stessa città. Aggiungi un dollaro non proprio favorevole rispetto a qualche anno fa e i costi sopra alla media per alcune zone, beh questo viaggio si è rivelato bello da morire ma è anche impegnativo in termini di budget!

Appunti sull’itinerario

Se pensate di visitare lo Yellowstone e volete dormire all’interno del parco e in particolare all’Old Faithfull Inn, incominciate a prenotare ora per l’anno prossimo! E siate pronti a dei costi decisamente alti. Un’ottima alternativa è soggiornare al limite del parco. Anche qui comunque i costi saranno più alti della media. Io ho scelto West Yellowstone: di per sé la cittadina è anonima ma sarete a poco meno di un’ora dal loop del parco dalla parte dei geyser. Preparatevi anche a temperature freddissime al mattino e calde nel pomeriggio!

Se pensate di andare al Glacier National Park, ve lo sconsiglio! Nel nostro paese abbiamo montagne decisamente più belle e la Going to the Sun Road non è così eclatante come invece viene descritta in tutte le guide.

Se attraversate l’Idaho non perdete l’occasione di soggiornare in uno dei B&B più famosi al mondo a forma di Beagle.

Se volete dormire in un ranch in Montana o nel Wyoming, preparatevi a sborsare cifre non indifferenti e a fermarvi per almeno 3 notti. Oppure impazzite come me per trovare chi vi ospita anche per due notti e con un costo ragionevole. Qua potete leggere il mio racconto dedicato al ranch dove sono stata.

Per il Parco the Wave potete tentate la sorte come da calendario (per visitarlo ad agosto, il mese in cui iscriversi alla lotteria è aprile con estrazione il primo maggio). Oppure se siete in zona sfidate la fortuna il giorno prima direttamente a Kayenta presso il Tourism Office.

Se vi piace e vi affascina il Far West, non potete non fare una tappa a Nevada City nel Montana.

FROM SEATTLE TO DENVER I © Silvia


L’itinerario

1_GIORNO ARRIVO A SEATTLE
THE SPACE NEEDLE – SEATTLE I © Silvia

Arriviamo a Seattle che sono ormai le 6 di sera. Il nostro hotel, il Moore, è in una posizione strategica che ci consente di fare giusto un salto allo Space Needle, il mio tanto atteso Space di Greys Anatomy . Ne approfittiamo per prendere già i biglietti per salire il giorno successivo evitando di fare un po’ di coda.

2_SEATTLE
SEATTLE MURALES – SEATTLE I © Silvia

Il primo giorno a Seattle scorre alla perfezione. Riusciamo a vedere praticamente tutto! Iniziamo con un caffè nel primo Starbucks della storia e una brioche al famosissimo Piroshky Piroshky. Attraversiamo la minuscola stradina di Post Alley per raggiungere il Wall Gum ed appiccicare il nostro chewin-gum. Esploriamo la città fino ad arrivare a Pioneer Square per poi ritornare indietro e dirigerci al Pier 52, rimanendo in città solo un giorno la gita in traghetto comporta troppo tempo! Così spendendo meno dollari e con una vista identica, prendiamo uno dei tantissimi water taxi da cui ammirare lo skyline fronte mare! Nel giro di 30 minuti siamo di ritorno sulla terra ferma, pronti per intrattenerci nei Docks e tornare finalmente al Pike Place Market per pranzo, e poi via verso lo Space Needle! Avendo prenotato i biglietti il giorno prima saltiamo la coda. La vista dal top della torre non è nulla di che, ma lo Space Needle rimane sempre uno dei simboli di questa parte di America. Una volta scesi visitiamo l’EMP Museum e da lì prendiamo la monorotaia per tornare verso Il Pike Place Market. Cena in uno dei famosi micro birrifici, The Pike, per chiudere la giornata alla Columbus Tower per rivedere il mio Space Needle da una diversa prospettiva e con il fascino delle luci della notte! Tutto Seattle qui

3_ SEATTLE – CANNON BEACH
Tempo 3.36 h – Miglia 207
CANNON BEACH – OREGON COAST I © Silvia

Il secondo giorno inizia con il noleggio della macchina e questo viaggio diventa finalmente on the road! Prima di salutare Seattle, arriviamo fino al Kerry Park per un altro scorcio sia sulla città che sullo Space Needle e infine salutiamo il Freemont Trolls (non senza perderci, il tom tom andava in crash perché il troll si trova proprio sotto un ponte). Il nostro obiettivo è raggiungere la costa dell’Oregon con la prima tappa prevista ad Astoria, la cittadina resa famosa dal film dei Goonies in quanto qui sono state girate molte scene. Astoria però ci mette davvero tristezza, così non vi dedichiamo più di tanto tempo e corriamo a quella che è la tappa più attesa sulla costa: la famosa e splendida Cannon Beach con i suoi tre faraglioni e il vento gelido che sferza dal mare. Vi rimarremo ben due ore in contemplazione prima di cenare e andare in albergo nella vicina cittadina di Seaside. Qui il mio racconto sulla costa dell’Oregon.

4_ CANNON BEACH – YAQUINA HEAD – HECETA
Tempo 3.20 – Miglia 146
HECETA HEAD LIGHTHOUSE B&B I © Silvia

Il mattino successivo torniamo a Cannon Beach per ammirarla anche con le prime luci della giornata! Ci attardiamo nel piccolo paesino facendo dello shopping tra aquiloni, caramelle e decorazioni natalizie. Il paesaggio è quasi surreale con una fitta nebbia che sale dal mare avvolgendo la spiaggia nonostante sopra di noi ci sia il sole. Molta la gente che cammina sulla spiaggia che compare e scompare all’orizzonte. Con grande dispiacere salutiamo Cannon Beach e proseguiamo verso sud. Per pranzo arriviamo al famosissimo Pelican Pub, un birrificio sulla spiaggia che però anche qui è completamente avvolta dalla stessa foschia presente a Cannon. Al Pelican non si può non mangiare senza degustare il loro famoso “assaggio di birre” che consiste in ben 7 bicchierini di diverse birre da loro prodotte. Dopo pranzo ci spostiamo a Yaquina, uno dei fari più fotografati della costa. Per vederlo non serve fare nessuna escursione, una volta parcheggiata l’auto, in soli 10 minuti a piedi si è al faro. Chiudiamo la giornata ad Heceta dove dormiamo nel B&B da sogno ai piedi del faro. Qui il racconto.

5_ HECETA – OREGON DUNES NATIONAL RECREATION PARK – BANDON – PORTLAND
Tempo 9 h – Miglia 476
PANORAMA DA CAPE FOULWEATHER – OREGON COAST I © Silvia

La giornata inizia con una colazione di ben 7 portate per darci la giusta carica per affrontare una lunga trasferta. Ci spostiamo verso Bandon e sulla strada ci fermiamo prima all’Oregon Dunes National Recreation Park dove ci concediamo un’ora di relax e ci divertiamo facendo Sand Surfing sulle dune! Fare surf sulla sabbia non è così semplice e dopo vari tentativi ci arrendiamo decidendo di riprendere il nostro viaggio! Arriviamo a Bandon che ormai è pomeriggio, la spiaggia anche qui, visto l’orario, è stata avvolta dalla nebbia. In compenso ci gustiamo un buonissimo lobster roll prima di metterci in cammino per Portland dove arriveremo verso sera.

6_ PORTLAND
VOODOO DOUGHNUT I © Silvia

Inauguriamo il primo giorno a Portland con una colazione epica da Voodoo Doughnuts di cui vi ho parlato qua. Visitiamo il famosissimo Powell’s Book perdendoci tra gli scaffali e il Sunday Market, il mercato hypster che si tiene ogni sabato e domenica non molto distante dall’iconografica insegna “Welcome to Portland”. Per pranzo scegliamo lo street food. Portland è infatti famosissima per i food cart! Fotografiamo la famosa insegna del teatro per poi spostarci nel bellissimo quartiere di Nob Hill dove non mancan  tanti negozietti e locali carini. Chiudiamo la giornata in un altro noto punto caratteristico della città dedicato ai food cart osando questa volta una cena a baso di cibo thai. Tutto Portland qua.

7_ PORTLAND
ALBERTA STREET – PORTLAND I © Silvia

Il secondo giorno nella wired city, (così i locals amano definire la propria città) inizia con la visita al Japanese Garden posto sulle colline della città. Con 10 dollari visitiamo angoli zen, giardini zen, carpe zen e divento anch’io zen. Ci spostiamo nell’Alberta District dove pranziamo al famosissimo Pine State Bisquits. Il quartiere è però famoso soprattutto per i tanti murales che lo contraddistinguono facendolo diventare quasi una galleria a cielo aperto. Lasciamo il nostro desiderio al Wishing tree dopo di che ci dedichiamo alle vecchie insegne anni ‘50 che ancora oggi sono presenti all’esterno di alcuni stabilimenti. La giornata non poteva chiudersi in miglior modo con una cena al super gettonatissimo Pok Pok, ristorante thailandese tra i più consigliati della città. Qui dove mangiare a Portland.

8_ PORTLAND – COLUMBIA RIVER GORGE – HOOD RIVER COTTONWOOD
Tempo 6.30 h – Miglia 397
MULTNOMAH FALLS I © Silvia

Sveglia all’alba e dopo una colazione da Bue Chicago salutiamo la wired city per visitare la vicinissima Columbia River Gorge! Ci immettiamo sulla West Historic Route 30 e partiamo dalla Vista House, al Crown Point, dove si gode di una vista sull’ampio fiume tanto da sembrare quasi su un fiordo. Da lì, dopo solo qualche miglio, incominciamo il tour delle cascate prediligendo quelle che non comportano trail particolarmente lunghi. Incontriamo le Latourell, le Wahkeena fino ad arrivare alle tanto attese e più famose Multnomah Falls! Terminata la zona della Columbia River Gorge, proseguendo si incontra la bellissima Hood River, un’ampia vallata nota per le tante aziende vinicole che popolano questo territorio. E qui non potevamo non fermarci in una delle cantine per scoprire questi vini locali. Il tour prosegue girando tra le fattorie della Apple Valley  con un immancabile tappa all’Apple Valley Country Store dove fare incetta di marmellate (qui il racconto completo). Ripresa la highway sfrecciamo dritti in Idaho! Tocchiamo di nuovo il Washington State e questo ultimo lungo tratto di strada ci sorprenderà per il paesaggio dominato dall’intenso colore oro di campi di grano infiniti. E’ ormai sera inoltrata quando arriviamo a Cottonwood dove ci aspetta il famosissimo B&B a forma di beagle in cui desideravo tanto dormire!!!!

9_ COTTONWOOD – WHITEFISH
Tempo 6 h – Miglia 308
DOG BARK PARK INN I © Silvia

Dormire in questo B&B a forma di Beagle è stata un’esperienza davvero unica (qui la storia completa)! La mattina la trascorriamo in compagnia di Dennis e Frances, la coppia di proprietari, che ci racconteranno la loro storia che sembra proprio quella del classico sogno americano: cosa facevano prima, come sono arrivati fino qua e come Dennis ha costruito da solo questo B&B. Trovate il mio racconto qua. Vorremmo non partire più, ma ci aspetta un’altra discreta trasferta. Prima di partire, Dennis ci disegna una mappa indicandoci il posto in cui dovremo assolutamente fermarci per pranzo lungo la strada verso il Montana! La tappa successiva che ci aspetta è infatti Whitefish, la porta di accesso al Glacier National Park!

10_WHITEFISH – GLACIER NATIONAL PARK – VIRGINIA CITY
Tempo 6.30 h – Miglia 364
GLACIER NATIONAL PARK I © Silvia

Ammetto che abbiamo fatto questa follia del Glacier per via di tutte le recensioni super positive della strada panoramica, la Going to the Sun Road, che purtroppo non si è rivelata così pazzesca come veniva definita. Inauguriamo la mattinata con una nuova amica Miriam. la proprietaria del B&B in cui dormiamo tanto che mi lascia come ricordo la ricetta “segreta” della sua famosissima Granola! Entriamo nel Glacier dalla parte ovest iniziando dal Lake Mac Donald. Percorriamo a piedi il breve “Trail of the cedar tree” immerso nel bosco e dopo aver ripreso l’auto finalmente iniziamo a salire verso la cima della Going to the Sun Road. La strada non è per nulla così vertiginosa come descritta e i vari punti di interesse li passiamo senza grossi wow. Ammiriamo le montagne che comunque si aprono dinnanzi a noi raggiungendo il Logan Pass, il punto più vicino al Canada. Oltrepassato questo punto, si scolina e la strada inizia a scendere senza più nulla di interessante da vedere. Dopo una buona ora di guida, entriamo in una parte di Montana più brullo e selvaggio: è qua che il cielo è davvero “A Big Sky”, come lo definiscono gli stessi americani. Incantati da questo paesaggio e da strade infinite dove giusto di tanto in tanto si incrocia qualche altra macchina, arriviamo fino a Virginia City, in pieno stile Far West! (qui il racconto sul nostro hotel)

11_ VIRGINIA CITY – NEVADA CITY – YELLOWSTONE/ MAMMOTH HOT SPRING
Tempo 2 h – Miglia 134
NEVADA CITY – MONTANA I © Silvia

Iniziamo la giornata gironzolando per Virginia City, una piccolissima cittadina dove il tempo sembra essersi fermato. Tutto ha mantenuto lo stile dell’epoca, anche l’hotel dove abbiamo soggiornato (ve lo racconto qua). La piccola cittadina si sviluppa su un’unica via centrale dove ai lati si trovano negozi o ricostruzioni del tempo divenute una sorta di museo. Giriamo tutto in un’oretta per poi spostarci a Nevada city che dista meno di 10 minuti di macchina. Nevada è una ghost town preservata in modo davvero autentico. Per accedervi bisogna pagare 10 dollari e nonostante non sia grande rimaniamo quasi due ore a girare casa per casa: c’è il barber shop, il pub, il post office, l’ufficio dello sceriffo, la scuola! (tutte le info qua) Pranziamo nella  buonissima Star Backery e dopo esserci sentiti anche noi un po’ cowboy e cow girl si riparte verso il tanto atteso Yellowstone che si trova comunque a breve distanza. Appena arrivati, vediamo del movimento di ranger e scorgiamo una colonna di fumo: il parco tanto per cambiare sta bruciando (cosa normale in estate – per fortuna il fuoco è contenuto). Facciamo il check in al nostro hotel di West Yellowstone per poi entrare subito nel parco: dedichiamo il resto della giornata a Mammoth Hot Spring, a circa 2 ore dall’entrata del parco, un enorme complesso di sorgenti termali. Sembra quasi un paesaggio lunare tanto che è stato anche utilizzato come set per il film Star Wars. Chiudiamo la giornata tornando a West Yellowstone con una cena ahimè anonima.

12_ YELLOWSTONE
(Loap geyser,  Yellowstone lake – Mud Volcano)
YELLOWSTONE NATIONAL PARK I © Silvia

Il primo vero giorno allo Yellowstone inizia presto e con le temperature non proprio clementi. Contro ogni aspettativa il parco al mattino è proprio gelido con temperature poco lontano dallo zero! Il panorama all’alba è qualcosa di indescrivibile ed è anche il momento migliore per fare piccoli incontri con la fauna che popola il parco. Iniziamo il giro dei Geyser: il Lower Geyser Basin, il Prismatic, il Biscuit Basin, ritorniamo verso il Prismatic (il più bello in assoluto) per vederlo con una luce migliore, il West Tumb e infine all’Old Faith Geyser, uno dei più famosi al mondo per la sua gittata. All’entrata del punto informazioni troverete il cartello che indica l’ora esatta di eruzione. Armati di bagle prendiamo posizione e ci sediamo in questa sorta di arena in attesa che arrivi lo sbuffo! E puntuale come un orologio svizzero erutta! Proseguiamo il tour del loop verso il lago dello Yellowstone e il Mood Volcano dove incontriamo per la prima volta un bisonte proprio davanti a noi a pochi metri dalla passerella che traccia il sentiero… Fortunatamente non ci considera e se va per la strada opposta. Dopo questo incontro molto ravvicinato e con qualche brivido, torniamo all’Old Faithfull Hotel dove abbiamo prenotato per trascorrere la cena in uno dei posti più caratteristici del parco.

13_ YELLOWSTONE
(Lamar Valley, Roosvelt Tower – Grand Canyon dello Yellowstone)
YELLOWSTONE NATIONAL PARK I © Silvia

Allo Yellowstone è d’obbligo svegliarsi prestissimo per godersi appieno la sua natura. Recuperiamo una colazione frugale, un caffè fumante da consumare in macchina (ci stiamo americanizzando) e la nostra destinazione per questo secondo giorno nel parco è la Lamar Valley, uno dei punti migliori per osservare la fauna nelle prime ore della mattina. Qui il paesaggio cambia completamente: selvaggio, a tratti aspro, completamente incontaminato. Incontriamo subito una piccola famiglia di bisonti che superiamo in macchina. Nonostante siano così grossi e così minacciosi questi animali hanno tutti uno sguardo dolce. Passiamo più di due ore nella valle e alla fine avvistiamo per lo più solo bisonti e qualche coyote. Per poter avvistare altri animali serve un binocolo potente, un po’ di fortuna o tanto tempo a disposizione per fare degli appostamenti. Torniamo verso il loop, ormai sono le 11 passate e ci fermiamo alla Roosvelt Tower, ammiriamo le cascate per poi fare un piccolo trail che scende giù a valle nel fiume. Pranzo e via alla scoperta del Grand Canyon dello Yellowstone che viene contraddistinto con North e South Rim, facendo tutti i punti panoramici possibili tra svariati sentieri che spesso si trasformano in lunghe scalinate mettendo a dura prova il fisico. Si viene comunque ripagati: lo spettacolo sul Grand Canyon è favoloso. Lo Yellowstone è sicuramente un parco pazzesco forse il più bello in assoluto.

14_ WEST YELLOWSTONE – JACKSON
Tempo 3 h – Miglia 126
JACKSON – WYOMING I © Silvia

Salutiamo lo Yellowstone con un ultimo sguardo al Canyon per poi prendere la via verso il Grand Teton. Questa sarà la zona dove abbiamo prenotato le due notti al ranch a circa un’ora d’auto dalla cittadina di Jackson.
Riusciamo a passare il confine tra i due parchi proprio prima che un grosso incendio, a cui assistiamo da lontano al suo propagarsi su una delle montagne della zona, blocchi per un paio di giorni l’accesso sud al parco. Lungo la strada, dal nostro punto di osservazione, è impressionante come nel giro di 20 minuti il versante della montagna sia bruciata completamente. Qua però nessuno sembra essere preoccupato in quanto, a detta loro, sono abituati e ben preparati. Dopo esserci fermati in un paio di punti sulla strada, arriviamo a Jackson verso sera. Di per sé la cittadina non è nulla di particolare, è generalmente una base d’appoggio per le escursioni nel Grand Teton. E’ comunque animata grazie anche ai tanti i negozi in cui andare a sbirciare. Ceniamo ovviamente al famoso Cow-boy Bar e non ci risparmiamo una birra seduti a cavalcioni su una vera sella.

15_ JACKSON – GRAND TETON – JENNY LAKE – HEART SIX RANCH
Tempo 1.20 h – Miglia 56


Al mattino non risparmiano un secondo giro a Jackson a caccia di qualche souvenir per poi spostarci in direzione del famoso e vecchio granaio mormone super fotografato grazie anche alla sua posizione ai piedi del Gran Teton tanto da essere diventato uno dei simboli del parco. Dopo mille foto, e vari stop ai punti panoramici sulla strada la vera meta del giorno è però il Jenny Lake dove facciamo un pic nic in completo relax in riva al lago prima di iniziare il sentiero che porta alle Hidden Falls. Il sentiero non è leggero ma neppure pesante (se sono riuscita a farlo io) e nel giro di poco più di un’ora siamo alle cascate che sono davvero nascoste. Per il rientro optiamo per la barca che fa la spola da riva a riva e così permette di guadagnare non poco tempo. Per i meno avventurosi potete utilizzare la barca sia all’andata che al ritorno. Una volta giunti sulla terra ferma, è finalmente giunta l’ora di andare verso il nostro ranch.

16_ HEART SIX RANCH – ESCURSIONE A CAVALLO
A CAVALLO NELLA BUFFALO VALLEY I © Silvia

Arrivati al ranch ci prendiamo una giornata di pausa, il giorno dopo ci aspetterà una traversata epica di oltre 12 ore per scendere a sud fino allo stato dell’Arizona. Ma trovandoci in un ranch non potevamo desistere dal sentirci dei cow boy per un giorno. E così prima di partire dall’Italia, abbiamo prenotato un escursione a cavallo di cui vi ho raccontato qua. Sopravvissuta non senza attimi di panico (era la mia prima volta a cavallo) passiamo il resto della giornata al ranch con veri cow boys e cow girls (yahooooo!!) con una cena indimenticabile al Buffalo Caffè! (Qui la nostra vita da Cowboy).

17_ HEART SIXT RANCH – PAGE
Tempo 11 h – Miglia 700


Sveglia all’alba, molto all’alba per raggiungere l’Arizona, si proprio l’Arizona! Ci alziamo talmente presto che riusciamo a vedere la mandria di cavalli guidata dai cow boy lasciare il ranch! Colazione al Buffalo Caffè e via verso sud per ben 12 ore di macchina. Avevamo previsto di fermarci a Salt Lake City ma poi abbiamo rinunciato per arrivare presto a Page dove soggiorneremo esattamente nello stesso posto in cui abbiamo dormito due anni prima.

18_ PAGE – THE WAVE
THE WAVE – ARIZONA I © Silvia

L’alba ormai è diventata una ricorrenza. Purtroppo anche i monsoni che in questo periodo dell’anno provocano frequenti scrosci d’acqua. E proprio nella notte si sono scatenati rendendo impraticabile l’accesso del parco a noi più vicino. Ci toccano ben oltre due ore di macchina di cui una tutta su strada sterrata per riuscire ad arrivare al punto di partenza del percorso a piedi. Il tempo, sempre ballerino, alterna nuvoloni minacciosi con ampie schiarite. Arriviamo che c’è un sole che spacca le pietre, parcheggiamo, paghiamo l’ingresso lasciando il nostro pass in bella vista sull’auto, e finalmente entriamo nel famoso “The Wave”. Il percorso è a tratti semplice altri un po’ meno, soprattutto la cartina di cui ci hanno dotato indica sì e no delle pietre come punti di riferimento. Ormai siamo gli ultimi ad arrivare e dopo un paio i tentativi sbagliati arriviamo alla famosa onda. Purtroppo un’imminente tempesta di sabbia ci induce a doverci riparare e non riusciamo così a dedicare tutto il tempo necessario per vedere proprio tutto. Una volta arrivati alla macchina decidiamo di chiudere la giornata a Kanab (comunque di strada) prima di tornare indietro fino a Page.

20_ PAGE – MONUMENT VALLEY
Tempo 2 h – Miglia 122
MONUMENT VALLEY – UTAH I © Silvia

Essendo sulla strada… dicevamo così già dall’Italia… abbiamo deciso di tornare alla Monument Valley per dormire di nuovo alle cabin dell’Hotel The View (il racconto qua) . Il desiderio era quello di ammirare nuovamente uno spettacolo davvero unico come l’alba davanti ai monoliti! Un po’ di magia si è persa avendola vista due anni prima ma è sempre comunque un privilegio. Arriviamo dopo una bella colazione, un giro da Wallmart (il mio preferito dove ho fatto scorta di ingredienti americani), pranziamo al sacco e rifacciamo il percorso attorno ai monoliti. Qui rischio di nuovo la vita a cavallo (forse non fa proprio per me) per una foto indimenticabile al John Ford Point e ceniamo al solito ristorante del The View che nel giro di due anni si è un po’ “commercializzato” così come sono aumentati i costi dell’ingresso alla Monument e dei souvenir (addirittura duplicati).

21_MONUMENT VALLEY – MOAB – ARCHES NATIONAL PARK
Tempo 2.30 h – Miglia 146
ARCHES NATIONAL PARK – UTAH I © Silvia

Sveglia, non senza fatica alle 5 del mattino per ammirare le 50 sfumature di rosso blu e giallo che colorano il cielo all’alba. Ringraziando qualche spirito indiano per questa seconda chance vissuta, ormai svegli ci prepariamo per raggiungere Moab. Sulla strada ci fermiamo per la classica foto davanti allo scorcio più famoso del mondo e davanti al cartello di Forrest Gump e poi via. Arrivati nella cittadina lasciamo le valige al nostro AirB&B per poi andare subito nel parco di The Arches. Dopo una prima parte di scenic road, percorriamo a piedi il primo trail, quello che ci porta in cima ad ammirare il Delicate Arches, l’arco naturale più famoso del parco. Tre miglia a piedi con un paio di tratti impegnativi sotto il sole per uno spettacolo mozzafiato. Arrivati in cima è quasi vertiginoso (almeno per me), l’arco corona una sorta di arena circolare che sembra in qualche modo risucchiarti verso il basso. Dopo quasi tre ore tra andata e ritorno ci spostiamo al Window trail, altra area spettacolare ricca di archi naturali. E beh, dopo tutta questa natura, torniamo alla civiltà gironzolando e cenando a Moab.

22_ MOAB – DEAD HORSE POINT – CANYONLANDS (ISLE IN TE SKY) – DENVER
Tempo 5.30 h – Miglia 354
CANYOLANDS NATIONAL PARK – UTAH I © Silvia

Dopo una ricca colazione al nostro B&B decidiamo di vedere una delle due parti di Canyonlands, quella più accessibile secondo anche il tempo che abbiamo a disposizione. Prima però ci fermiamo al Death Horse Point reso famoso dalla scena conclusiva del film Thelma e Luise. Isle in te Sky è invece la parte settentrionale del parco che decidiamo di vedere ed è suddivisa da diversi punti panoramici: Grand View Overlook, Buck Canyon Overlook, Green River over Look… li facciamo praticamente tutti compreso ovviamente il Mesa Arch. I punti sono tutti accessibili in macchina alcuni comportano solo 10 minuti a piedi e nel giro di 2/3 ore abbiamo girato tutta questa parte di parco. Salutiamo così Moab meta amata da molti, per raggiungere la non vicinissima Denver.

23_ DENVER
DENVER – COLORADO I © Silvia

L’ultimo giorno in America lo trascorriamo girovagando per Denver. Le cose da vedere non sono molte ma la città dà una sensazione di vivibilità perfetta tanto che scopriamo essere una delle città più gettonate degli States proprio per andarci a vivere. Inauguriamo la giornata con i pancake di Snooze, visitiamo la storica Union Station con la sua bellissima sala d’attesa, un giro per i negozi, un saluto al gigantesco orso Blu simbolo della città, un giro al Denver Art Museum, ci perdiamo tra i murales del quartiere di LoDo, quattro passi nella downtown di Denver ed arriva l’ora X per tornare in albergo e prepararsi per la serata con il concerto del mio amato Chris Martin e i suoi Coldplay alla Pepsi Arena. I love you!

Denver sigilla il termine di un viaggio molto molto impegnativo che probabilmente, anzi sicuramente, andrebbe spezzato necessitando di qualche giorno in più. Probabilmente non tornerò una terza volta in Arizona ma tornerò sicuramente nel mio amato Oregon, uno stato che ho scoperto in questo viaggio e che mi ha letteralmente conquistata!

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